RETINOPATIA DIABETICA: TERAPIA

Le armi più efficaci per ridurre la frequenza con cui la malattia compare o si aggrava sono rappresentate da un’accurata prevenzione ed un rigoroso compenso metabolico.

In caso di complicanze oculari esiste la possibilità di intervenire efficacemente, a seconda della situazione, attraverso:
1) Trattamenti laser
2) Iniezioni intravitreali di sostanze antiangiogeniche
3) Iniezioni intravitreali di corticosteroidi a lento rilascio
4) Chirurgia vitreo-retinica

Trattamenti Laser

Retinopatia non proliferante

La terapia laser viene condotta in modo mirato sulle alterazioni microvascolari responsabili dell’edema maculare, al fine di ottenere l’obliterazione delle stesse. Spot di 100-200 micron di diametro vengono indirizzati in corrispondenza delle zone di alterazione microvascolare che fluorangiograficamente appaiono responsabili dei fenomeni di diffusione di colorante (fotocoagulazione focale). Quando l’area di edema risulta particolarmente estesa il trattamento viene condotto mediante spot non confluenti disposti a griglia (fotocoagulazione a griglia).Lo studio oculistico d’Azeglio effettua questi trattamenti per mezzo della più sofisticata tecnologia laser. Disponiamo infatti del Laser giallo Iridex (con lunghezza d’onda = 577nm), che permette trattamenti micropulsati “sottosoglia”, ovvero di entità tale da non danneggiare la retina. Il trattamento con questo tipo di laser viene eseguito in una sola seduta. Non causa dolore e permette di continuare a condurre la normale vita lavorativa.

Retinopatia proliferante

Il trattamento laser ha lo scopo di prevenire le complicanze della retinopatia diabetica non proliferante (non viene pertanto eseguito per migliorare la vista). La fotocoagulazione laser delle aree retiniche ischemiche consente di combattere i fattori responsabili della neovascolarizzazione retinica. Si deve procedere per gradi con una fotocoagulazione graduale di tutta le aree ischemiche. In genere sono necessarie almeno 4 sedute per occhio.

Iniezioni intravitreali

Le iniezioni intravitreali  rappresentano la novità terapeutica degli ultimi anni e consentono di diminuire l’entità dell’edema maculare e delle proliferazioni vascolari retiniche e/o papillari. L’alterazione della permeabilità dei vasi sanguigni della retina è dovuta al fatto che nei soggetti diabetici l’elevata concentrazione di glucosio ematico (iperglicemia) determina l’innesco di una serie di reazioni biochimiche che portano ad una produzione eccessiva di una molecola chiamata VEGF, che agisce specificamente sulle cellule della parete interna dei vasi sanguigni, promuovendo un aumento della permeabilità vascolare.

farmaci anti-VEGF vengono somministrati all’interno dell’occhio tramite iniezione intravitreale, un piccolo intervento di chirurgia ambulatoriale indolore. I farmaci anti-VEGF sono molto utili e, se utilizzati tempestivamente, permettono il mantenimento della visione a medio-lungo termine. Il limite principale di questa terapia risiede nella temporaneità dell’efficacia farmacologica, che rende necessaria la sua ripetizione ogni 4-8 settimane, a seconda del farmaco utilizzato e della sensibilità individuale.

Attualmente esistono due categorie di farmaci che vengono iniettati direttamente nel vitreo:
Gli steroidi (Triamcinolone Acetonide (TRIESENCE), Desametazone (OZURDEX)
Farmaci antiVEGF (Ranibizumab (LUCENTIS), Bevacizumab (AVASTIN), Aflibercept  (EYLEA)

Lo studio Oculistico d’Azeglio ha la possibilità di iniettare tutte le tipologie di farmaci intravitreali in commercio permettendo  cosi di personalizzare la scelta terapeutica in base alle caratteristiche di ogni singolo paziente.

Per sopperire a questo limite temporale, sono stati messi a punto – e sono in fase sperimentale – dei microdispositivi da iniettare all’interno della cavità intravitreale in grado di rilasciare un principio attivo in modo graduale nel tempo. Si tratta degli impianti intravitreali a lento rilascio, costitutiti da polimeri completamente biodegradabili che intrappolano al loro interno un farmaco cortisonico con azione antinfiammatoria in grado di controllare il processo che porta alla produzione del VEGF. Gli impianti intravitreali sono in grado di liberare il principio attivo per un periodo che va dai 6 mesi ai 3 anni. Ciò consente di ridurre le recidive e l’intervallo di somministrazione intravitreale degli anti-VEGF.

L’applicazione degli impianti intravitreali a base di cortisonici può provocare effetti collaterali quali l’aumento della pressione intraoculare e l’induzione della formazione della cataratta. Entrambe queste condizioni sono gestibili e sono comunque molto meno gravi degli effetti che si avrebbero a causa della progressione dell’edema maculare diabetico.

Sia i farmaci anti-VEGF sia gli impianti intravitreali possono essere utilizzati in combinazione con la fotocoagulazione laser. In tutti i casi, i pazienti affetti dall’edema maculare diabetico devono sempre sottoporsi a monitoraggio strumentale della retina per verificare lo stato di salute dello strato vascolare retinico e determinare l’eventuale necessità di ulteriori somministrazioni di farmaco e/o trattamenti laser.

Chirurgia Vitreo-retinica

Nelle forme di retinopatia diabetica avanzate, complicate da sanguinamenti pre-retinici o adesioni patologiche tra retina e vitreo, la chirurgia vitreo-retinica svolge un ruolo fondamentale per arrestare la progressione della malattia e preservare una funzione visiva.
Con il miglioramento delle strumentazioni chirurgiche (vitrectomia mini-invasiva 25G ) la chirurgia, che fino a ieri era ritenuta l’ultima spiaggia, oggi è una opzione terapeutica con un ottimo rapporto fra benefici e rischi.
Lo studio Oculistico d’Azeglio ha la possibilità di eseguire la vitrectomia mini invasiva 25 G che non necessita di apporre punti di sutura delle ferite con un notevole giovamento postoperatorio.